Da dove iniziare / Casa / Risparmiare acqua

Sarà che a casa della mia nonna sarda d’estate l’acqua mancava spesso e ci si lavava coi secchi scaldati al sole, sarà che ho viaggiato in Asia in posti dove l’acqua era razionata anche per i turisti: fatico davvero a sopportare gli sprechi di acqua.

E dato che ieri era anche la Giornata Mondiale dell’Acqua ecco quattro piccole abitudini da prendere subito, facilmente e senza scuse per iniziare a consumarne di meno:

  • I piatti che vanno in lavastoviglie non si lavano: dai piatti va solo tolto l’avanzo di cibo e le incrostazioni, operazione da fare a rubinetto chiuso, facilissima utilizzando una spazzola tipo la mia (Ikea, 1 euro credo).
  • Usare l’acqua di cottura per togliere i residui di cibo dalle stoviglie: sfruttiamo il fatto di essere italiani e quindi l’acqua di cottura di pasta e riso per sciacquare le stoviglie. L’amido dei cereali, inoltre, sgrassa a fondo le stoviglie.
  • Usare l’acqua di pulizia delle verdure per innaffiare le piante: se non usate prodotti chimici per lavare la verdura potete usare l’acqua ad esempio di sciacquo dell’insalata per innaffiare piante, prato, giardino.
  • Mangiare meno carne e comprare meno vestiti: tante per dire, produrre e distribuire un kg di carne bovina richiede 15.000 litri di acqua, produrre un paio di jeans ne richiede 9.500. Per capirci, una doccia di 5 minuti consuma 45 litri d’acqua…numerosi spaventosi a confronto.

Come dice Dino, il fondatore del Panta Rei: “è difficile insegnare a un bambino la scarsità dell’acqua quando aprendo il rubinetto ne scende quanta se ne vuole.” Il giorno però che apriremo il rubinetto e non vedremo più l’acqua che scende, o vedremo in bolletta che il suo prezzo è decuplicato sarà già troppo tardi per accorgersi del suo incredibile valore.

Da dove iniziare / Cibo / Mangiare crudo

Consumare più cibi crudi è un ottimo metodo per mangiare meglio e sano perchè gli alimenti che da crudi non sono commestibili o raccomandabili vengono esclusi a priori, come le carni e i farinacei (quindi glutine). I vantaggi del mangiare crudo sono in realtà tanti e forse vale la pena quantomeno iniziare ad aumentare la percentuale di cibi crudi diminuendo quelli cotti. Mangiare più cibi crudi è quindi un piccolo cambiamento facilmente praticabile per migliorare la propria alimentazione.

Ecco quindi alcuni buoni motivi per iniziare ad aumentare gradualmente gli alimenti crudi:

  1. tantissime verdure sono più digeribili e nutrienti, oltre che più gustose e allegre, da crude. Non tutti sanno che molte verdure si consumano serenamente a crudo come zucca (ottima marinata), broccoli, cavolfiori, sedano rapa, ecc. Inoltre si possono mangiare le crucifere senza impestare casa dell’odore di cavoli.
  2. Alcune vitamine e aminoacidi (base delle proteine) sono termolabili, la cottura a temperature superiore a 40/42 gradi li distrugge. Va da sè che mangiare crudo permette di assimilare più principi nutritivi. Mangiarli a inizio pasto, inoltre, permette di non disperdere nulla, ad esempio l’insalatona come antipasto è un’ottima abitudine.
  3. Mangiare più crudo che cotto favorisce l’introduzione nell’alimentazione di cibi benefici e solitamente esclusi quali semi, frutta secca e germogli, vere e proprie miniere nutrizionali.
  4. Alcune verdure da cotte hanno un indice glicemico più alto, quindi affaticano maggiormente il sistema insulinico. La carota cruda ad esempio ha IG di 20, da cotta arriva a 50!
  5. Il senso di sazietà pare sia strettamente legato al consumo di cibi crudi, in virtù della nostra eredità genetica e metabolica.
  6. Risparmio di tempo e gas ;)

Come al solito, gradualità e buon senso sono consigliate per introdurre anche questo cambiamento alimentare. E come sempre il miglior giudizio lo si può dare sperimentando in prima persona e ascoltando cosa succede nel proprio corpo nel mangiare più cibo crudo!

Meditare. Una (frustrantissima) folgorazione.

Giravo intorno alla pratica di meditazione da 12 anni ma non ne avevo ancora fatto la vera esperienza. Ora è passata più di 1 settimana dal corso di introduzione alla meditazione buddista che ho seguito all’Istituto Lama Tsong Kapa di Pomaia, e ho consapevolizzato nuovamente che fare corsi, leggere libri, parlare di queste cose sono solo distrazioni rispetto al viverle davvero. E non vale forse lo stesso discorso per ogni cosa nell’esistenza?

Finora ho meditato 2 volte al giorno, 20 minuti per sessione, per 10 giorni ed ecco quello che ho annotato come effetti esteriori immediati:

  • forte diminuzione del senso di fame (era tutta nervosa? Forse)
  • pancia rilassata, e chi ha provato a meditare sa quanto sia strano visto che la postura è tendenzialmente dolorosa, nemmeno con anni di yoga ho raggiunto questa sensazione
  • lucidità diversa, meno schizofrenica e più “centrata” e “silenziosa”
  • 4 persone diverse mi hanno detto: “Hai un viso diverso, sembri un po’ diversa…cosa hai fatto?”

E dato che tutto torna, questa settimana c’è stata anche la conferenza su alimentazione, karma e DNA del Dott. Berrino che presentava la meditazione come uno degli strumenti, scientificamente testati, attraverso il quale agire sull’attività dei geni che compongono la struttura del proprio DNA, spegnendo quelli dannosi e fortificando l’attività di quelli positivi. Aggiungo una gallery delle sue slide tratte dal video già disponibile su YouTube (consigliatissimo, super interessante).

Sono sorpresa. Da almeno 15 anni seguo e sperimento pratiche, rimedi, strumenti per stare meglio, da quelli più occidentali/razionali a quelli più “new age” e ora: SBAM: semplicemente sono rimasta folgorata dalla meditazione. Non sarà un caso che, insieme alla preghiera, la meditazione sia la pratica spirituale più antica e diffusa sul pianeta, eh.

Altro che correre. Altro che lanciarsi col paracadute. Altro che buttarsi con lo snowboard dalle rocce. Altro che powerpoint davanti a 400 persone. Sedetevi a gambe incrociate e state lì, con la mente silenziosa e immobile.

Null’altro al mondo, io credo, ci mette più alla prova di questo.

Stasera in streaming: Dott. Berrino su alimentazione e malattie

Un medico NORMALE, oncologo, italiano, autorevole, il Dott. Berrino, tiene una conferenza stasera dalle 18 all’Istituto Tumori di Milano dal titolo:

“Il cibo, la genetica e il karma: sempre più dati mostrano che l’attività dei nostri geni dipende anche dall’esperienza di vita dei nostri antenati e che possiamo modificare l’attività dei nostri geni con il cibo e con le pratiche psicodinamiche.”

Di per sè mi sembra già qualcosa di straordinario. Se lo dicessi a mia madre penserebbe a un finto medico che ha studiato in Asia e che tiene conferenze clandestine per ammaliare pazienti in un covo di hippy poco affidabili.

In più ci sarà il fantastico streaming che permette di partecipare comodamente dal divano: qui

–> Altre info e dettagli qui

Da dove iniziare / Cibo / Farsi il dado

Ogni tanto parlo delle mie scelte di stile di vita con persone che rispondono cose tipo “sì, bello ma non saprei da dove iniziare!”. Ho quindi deciso di inaugurare un’altra rubrica dal titolo “Da dove iniziare” per dare piccoli e pratici spunti di cambiamento che si possono mettere in pratica gradualmente per mettere in pratica uno stile di vita più sano e sostenibile.

Oggi inizio dal cibo e da una proposta di eliminazione dalle dispense di un ingrediente subdolo e fetente: il dado. Quelli classici sono ad alto contenuto di sale, usano derivati animali di bassa qualità (o pensavate che lo facessero col filetto di vitello?) e spesso contengono glutammato, la cui nocività è dibattuta da anni e questo per me è sufficiente per pensare che se ne può fare a meno non essendo un principio nutritivo fondamentale. Certo, ci sono anche marche che offrono dadi seri e privi di glutammato ma volete mettere il gusto e la soddisfazione di un dado fatto in casa con gli ingredienti che preferite?

Ecco quindi come cimentarsi a fare un dado fatto in casa, facilissimo, buonissimo e spesso con verdure di recupero evitando di buttarla perchè un po’ passata.

Ingredienti:

  • 200 grammi di sale fino marino integrale di buona qualità
  • 1 kg di verdura pulita e tagliata a pezzi: carote, zucchine, zucca, pomodori (pochi), sedano, cipolla. Meglio evitare verdure dal gusto deciso come le crucifere: broccoli, cavoli, verze, ecc.
  • erbe aromatiche in base al gusto gusto personale: io uso salvia, rosmarino e timo dell’orto, si può aggiungere anche prezzemolo o basilico
  • a chi piace: un cucchiaio di vino bianco
  • 1 cucchiaio di olio d’oliva
  • barattolini di vetro riciclati

Procedimento

Mettere sale e verdure in una pentola non troppo bassa. Far cuocere lentamente col coperchio. Dopo circa una quindicina di minuti la verdura inizierà ad attaccarsi alle pareti della pentola. Spegnere il fuoco, frullare il tutto col mini-pimer a immersione. Mettere il composto bollente nei vasetti puliti, coprire con un filo d’olio crudo. Chiudere il coperchio.

Si conserva in frigo per circa 2 mesi e si utilizza come un normale dado, solo più buono, più salutare e più economico!

Mercoledì vegan: #almenoquesto

Oggi è mercoledì, metà settimana, una giornata qualunque di fatica lavorativa, impegni e solita routine. Perchè non spezzare la noia dell’arrancare fino al weekend con un piccolo e importantissimo cambiamento come mangiare vegan sperimentando alimenti e ricette nuove?

E’ facile, divertente e faremo un gesto rivoluzionario per il mondo intero.

Mercoledìveg” è una bella iniziativa che mi sembra si ispiri a un concetto che ho ripreso più volte in questo blog: #almenoquesto. Provare un giorno a settimana a mangiare cibo che non contengano sfruttamento animale, umano, della natura, crudeltà e sostanze dannose è davvero una meravigliosa dimostrazione di volontà di contribuire alla soluzione e non al problema, come dice Paola Maugeri. Per ogni mercoledì che mangeremo vegan avremo risparmiato lo spreco equivalente a 32 docce per ciascuno di noi.

Mangi già vegan e ti piacerebbe coinvolgere amici o parenti all’iniziativa? CambiaMenu,it propone la geniale idea di invitarli a cena senza specificare che sia vegan, con un menu consigliato a prova di inguaribile onnivoro!

E se io non sono stata abbastanza convincente, lascio la parola a lei ;)

 

 

 

 

Rifiutiamoci di creare rifiuti

Lo so, ci sono mille “giornate mondiali di” e “settimane europee di”…però se vogliamo evitare di diventare anche noi una penisola di rifiuti bisogna che ci sia dia proprio una mossa. Oggi inizia la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, un’iniziativa localizzata anche in Italia, con lo scopo di attivare, coinvolgere, agire insieme su questo tema fondamentale.

Ricordo sempre con tristezza squarci dei viaggi in Marocco, in India e in Thailandia, dove i bellissimi paesaggi del deserto del Sahara o delle spiagge di Ko Tao o delle strade di Varanasi hanno come denominatore l’invasiva presenza di cumuli di rifiuti, spesso in fiamme. Senza andare così lontano, in Italia purtroppo non si eccelle nell’unica strategia risolutiva di gestione dei rifiuti: produrne di meno. Come dice infatti Roberto Cavallo, autore di  “Meno 100 kg. Ricette per la dieta della nostra pattumiera“:

“Bisogna ricordare che il miglior rifiuto è quello che non esiste”.

La stessa modalità di pagamento delle tasse dei rifiuti italiana, fatta salva qualche preziosa eccezione, non premia chi ne produce meno nè pesa su chi ne produce di più. Mia sorella che vive a Basilea, in Svizzera, invece, ha una grande attenzione alla quantità di rifiuti che produce perchè anzichè pagare una tassa, semplicemente i sacchetti della nettezza urbana costano tantissimo, quindi meno ne usi meno spendi! Semplicissimo. E furbissimo.

Approfitto quindi di questa bella iniziativa per condividere, e spero arricchire, il mio personale decalogo di riduzione dei rifiuti messo in pratica da un paio d’anni a questa parte.

  1. Ho abolito l’acqua in plastica: genera una quantità di rifiuti imbarazzanti oltre a essere davvero poco salubre. Ci sono ovunque ormai le macchinette pubbliche di acquisto di acqua fresca oppure chi consegna a domicilio acqua in bottiglia di vetro. Se non bastano queste motivazioni, consigliato un approfondimento sulle Isole di Plastica che ci sono già nei mari.
  2. Compro frutta e verdura bio in modo che le bucce si possano mangiare o seccare o conservare per usi vari (alimentari, cosmetici, ecc.).
  3. Auto-produco cibi, cosmetici e detersivi: oltre a evitare i rifiuti ne guadagnerete in salute e portafoglio.
  4. Chiedo la doggy bag nei ristoranti quando avanzo del cibo, diffondiamo questa sacrosanta abitudine anche in Italia!
  5. Mi porto in ufficio una tazza da usare al posto di bicchieri di plastica.
  6. Sto pensando a una compostiera per gli avanzi di cibo (costano pochi euro o la si può costruire da soli), col compost ci si può coltivare delle piantine sul balcone o nell’orto.
  7. Porto sempre in giro con me sacchetti di tela o di cotone per evitare quelli plastica dei negozi.
  8. Sono tornata ai fazzoletti e ai tovaglioli di stoffa evitando quelli di carta, effetto vintage e risparmio assicurati.
  9. Cerco di comprare sfuso: si stanno diffondendo ovunque i negozi di prodotti sballati dove si compra senza packaging.
  10. Sono diventata vegana, è provato che chi ha un regime alimentare di questo tipo produce meno rifiuti :)

Qual è il vostro? Suggerimenti e esperienze da condividere sempre ben accetti!

 

Immagine presa da Greenpeace.org.

Piccoli passi per stare meglio subito: il metodo Kousmine

Sergio Chiesa è un prete, (ex) malato di sclerosi multipla, esperto di alimentazione, razionalista scientifico, educatore e divulgatore del metodo creato da un medico svizzero, la Dott.ssa Kousmine, che per prima ha misurato e capito l’importanza del benessere emozionale, del movimento e dell’alimentazione nella prevenzione e cura delle malattie.

Secondo me basterebbe questa introduzione per intuire che vale almeno la pena di approfondire. Ed è quello che hanno pensato martedì sera un centinaio di persone a Varese venute a sentire Don Sergio Chiesa parlare di cibo e (è) salute sfidando il diluvio universale.

La sua proposta alimentare è stata: ALMENO QUESTO. E tutti l’hanno adorato, MadreMonolite compresa (la mia, incrollabilmente ancorata alle sue abitudini culinarie sardo-lombarde). Il cambiamento è difficile per tutti: pigrizia, indolenza, inerzia, ignoranza, ci spingono a perpetrare comportamenti scorretti. Sergio Chiesa, prendendo dal metodo Kousmine, ha proposto di mettere in pratica almeno questi piccoli e graduali cambiamenti.

  1. Aumentare di molto la quantità di frutta e verdura, stagionale e bio, ingerita ogni giorno. Le “almeno 3 porzioni” consigliate dall’OMS sarebbero circa 500 gr al giorno. Il che significa che la verdura non è un contorno, è il centro dei pasti.
  2. Introdurre molti più omega 3 e omega 6: un cucchiaio e mezzo al giorno di semi di lino tritati al momento in insalate, zuppe, yogurt, e una manciata di mandorle o nocciole o noci al giorno. Pelle e capelli, oltre che organi interni, ringrazieranno.
  3. Misurare il proprio livello di vitamina D. Circa l’80% della popolazione italiana ha questa carenza, che è grave e può dare disturbi vari a muscoli, sistemi metabolici, organi. L’alimentazione in questo caso c’entra poco a meno che voi non vi vogliate ingozzare di olio di fegato di merluzzo. Consigliato DiBase Colecalcifenolo da dosare in base alla gravità della carenza. Io, esempio, ho fatto l’esame due mesi fa e ho scoperto di avere 9 quando la soglia accettabile è 30…
  4. Passare ai cereali integrali, assolutamente biologici. Da introdurre gradualmente, rappresentano un’importantissima (e di solito mancante) fonte di fibre per l’organismo. Biologici perchè altrimenti diventano un concentrato di pesticidi: questi infatti tendono ad accumularsi nella parte di cereale che solitamente viene tolta per raffinarlo.
  5. Evitare i latticini come la peste. Cito e non aggiungo altro: “I latticini oggi sono quanto di più deleterio possiate ingerire.”
  6. Portare l’attenzione alla propria (in)capacità di gestire le emozioni e iniziare un percorso di crescita sotto questo punto di vista usando lo strumento a ciascuno più congeniale (psicoterapia, yoga, meditazione, ecc.).
  7. CAMMINARE, almeno 30 minuti al giorno.

Vista così…si può proprio fare, no?

Chi volesse approfondire:

 

Brillantante autoprodotto in 1 minuto

Il brillantante è una di quelle cose che mi ha sempre dato una sensazione di super-chimica inquinante. E in effetti lo è! Quindi uno dei primi passi per diventare più amici dell’ambiente, risparmiando soldi e guadagnando in salute, è quello di sostituirlo con uno autoprodotto. E’ semplicissimo, ci vogliono solo:

  • 150 grammi di acido citrico su 1 litro di acqua
  • 1 litro di acqua distillata, se si usa l’acqua di rubinetto si aggiunge calcare là dove si cerca di toglierlo
  • 1 vecchio contenitore di detersivo in plastica o vetro

Con questa stessa formulazione si può anche fare una pulizia disincrostante periodica alla lavastoviglie versando nel cestello 1 lt di brillantante prodotto come da ricetta.

Qualcuno suggerisce di usare anche l’aceto che può andare bene per un uso sporadico: un uso frequente, infatti, rischia di rovinare le tubature. L’acido citrico è semplicemente l’estratto concentrato della sostanza contenuta negli agrumi, è quindi totalmente biodegradabile e totalmente non tossico, per noi e per l’ambiente.

Perchè farsi in casa il brillantante?

  • si risparmia
  • si riduce l’inquinamento domestico e delle acque di scarico
  • si evita di ingerire sostanze chimiche che rimangono sulle superfici delle stoviglie
  • dà soddisfazione ;)

Ah, naturalmente si può anche evitare del tutto qualsiasi tipo di brillantante ma quello richiede uno step mentale aggiuntivo, ovvero il distacco dal bisogno di preservare sempre l’esteriorità nei nostri oggetti e nelle nostre case: se siete pronti ad accettare che non debba essere tutto lucido, iper-brillante e bianchissimo (il bianco “ottico” non esiste in natura, si sa), siete pronti per abolire anche il brillantante!

PS: se non sapete dove trovare l’acido citrico: io lo acquisto ad esempio qui.

Libri / “Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali”

Smettere di mangiare carne è facile, se sai come viene prodotta. Questa è la mia sintesi di “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer. Non si tratta di complottismo, nè di pippe mentali pseudo new-age e nemmeno di veganesimo fondamentalista: non mangiare carne proveniente dagli allevamenti intensivi (cioè il 97% della carne in commercio) è uno degli atti più sensati e lucidamente rivoluzionari che si possano compiere di questi tempi, per sè stessi, per l’economia, per la natura e per il futuro di questo pianeta e delle generazioni che vivranno dopo di noi.

Perchè? Gli argomenti non sono in realtà nè banali nè definitivi. Il libro espone fatti e numeri ben documentati ma la risposta alla domanda finale sull’opportunità di consumare cibo animale allevato viene lasciata alla coscienza di chi legge. Questo libro è riuscito ha mettere persino in crisi alcune mie certezze, ad esempio quando sostiene l’utilità di iniziare a consumare carne di cane e di gatto, che peraltro già ingeriamo essendo parte dell’alimentazione degli animali di allevamento che consumiamo.

Il libro percorre l’argomento “allevamenti intensivi” da 4 punti di vista.

1. Ambientale

  • Gli allevamenti animali sono la prima causa dei cambiamenti climatici. Sull’inquinamento globale pesano ad esempio il 40% in più di tutto il settore mondiale dei trasporti.
  • La distanza media percorsa dalla carne dalla produzione al consumo è 2.500 km.
  • Per ogni kg di gamberetti in vendita, sono stati pescati, e ributtati in mare morti o quasi, 24 kg di altra fauna marina.
  • Gli animali allevati negli USA producono centotrenta volta i rifiuti organici prodotti dalla tutta la popolazione americana, che non vengono smaltiti nè trattati e che creano interi laghi di liquame dove virus, batteri, metalli pesanti, ammoniaca, cianuro, nitrati e monossido di carbonio stagnano e contaminano falde acquifere, terreni, aria, centri abitati.
  • Per produrre intensivamente un 1 kg di carne bovina ci vogliono 15.000 litri di acqua, per produrre 1 kg di frumento “solo” 1.300 litri. Per tutti i motivi sopra un individuo che segue una dieta onnivora contribuisce 7 volte si più di un vegano all’inquinamento globale.

2. Salute

Non è che mangiare carne faccia del male a prescindere, è il mangiare questo tipo di carne che ci sta uccidendo. Negli allevamenti intensivi:

  • si selezionano razze di animali innaturali che non camminano o incapaci di riprodursi, animali che la selezione naturale decimerebbe per preservare la salute della specie e dei suoi predatori
  • si drogano bestie e addetti alla macellazione per contenerne in qualche modo le sofferenze
  • si immobilizzano gli animali in gabbie strettissime per evitare danni conseguenti all’inevitabile follia suicida e omicida che si crea
  • si gonfiano a dismisura le bestie che in soli 6 mesi devono raggiungere gradi di sviluppo e di peso che 30 anni fa erano la metà degli attuali

3. Di sanità pubblica

Gli allevamenti intensivi hanno un provato ruolo primario nella diffusione di pandemie da virus e batteri e nell’abbassamento dell’efficacia degli antibiotici: il progenitore dell’influenza H1N1 arriva da una porcilaia industriale americana, non dai polli di strada della Thailandia. E’ negli allevamenti intensivi che i medici hanno osservato per la prima volta virus in grado di combinare materiale genetico aviario, suino e umano.

4. Etici

Gli allevamenti intensivi sono realtà che hanno dichiarato guerra a tutto ciò che è naturale in nome dell’efficienza, della produttività e del basso prezzo. Così come accadde nei campi di concentramento nazisti, gli addetti alle macellazioni subiscono un processo di dis-umanizzazione a causa della violenza dei gesti che sono costretti a compiere, che le leggi degli Stati non riescono a disincentivare. Le testimonianze che il libro riporta sotto il punto di vista del dolore, delle torture e dell’incredibile orrore legato alla macellazione di massa sono raccapriccianti. E gli animali sanno bene cosa sia la sofferenza.

Forse il difetto che ho trovato in questo libro è il punto di vista decisamente americano: leggi, allevamenti, impatti sono tarati su un sistema economico che ha fatto del liberismo un’arma di sviluppo per le corporation e di massificazione delle pratiche di allevamento, sostenuto dall’enorme richiesta di carne a basso prezzo. Ho cercato un equivalente europeo di questo libro, senza successo. E comunque gli USA sono un esempio di come scelgono di nutrirsi 320 milioni di persone, di per sè è quindi numericamente significativo.

Non tutti dobbiamo o possiamo diventare vegani, è ovvio. Ma credo che ognuno di noi abbia la responsabilità di informarsi e di scegliere consapevolmente il cibo che ingeriamo. Non mangiare 1 kg di carne fa risparmiare più acqua di 6 mesi di docce. Forse quindi si può iniziare da due semplici passi: conoscere e ridurre gradualmente il consumo di carne e pesce. I vantaggi di salute li sentirete subito, quelli ambientali saranno la migliore eredità che potrete lasciare.

“Quando mangiamo carne prodotta in allevamenti industriali viviamo, letteralmente di corpi torturati. Sempre più, quel corpo torturato sta diventando il nostro.” JSF – Eating Animals

Piccolo diario di un cambiamento #veg #eco #sostenibile

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